Un G8 da favola!
Records, successi e miracoli. Ed un risultato personale luminoso per B., senza crepe e senza sbavature. Nessuna scossa tellurica, giudiziaria o gossippara ha intaccato la superficie levigata dello show. Ognuno ha fatto la sua parte in maniera impeccabile: l’eccellente padrone di casa, l’ospite d’onore generoso e riconoscente, i comprimari che sanno stare al loro posto. E ancora: i giornalisti che fanno domande pertinenti e si compiacciono, i cittadini dell’Aquila che accolgono con un sorriso gli ospiti stranieri e persino i no global venuti in pochi e e di buone maniere. C’era tutto quel che serviva per rendere l’evento indimenticabile e perfetto. Perché tale è apparso essere lo scopo prioritario da parte di ciascuno. La familiarità tra i grandi e la loro commozione davanti alla distruzione. Le montagne finte e le macerie vere, seppur rimaneggiate a scopi televisivi. E poi regali belli e costosi, mica le solite tartarughine e farfalle. La cura dei particolari come le misure personalizzate del corredo da bagno (che meraviglia!) o le borse di lusso autenticamente equosolidali per le first ladies, che si sa che le donne a queste cose ci tengono. E Berlusconi? Il migliore di tutti. Non una parola fuori posto, nessuna gaffe o battuta da caserma, nessun gestaccio o urlo sguaiato. Solo un’impressione di nervosismo sotto la maschera di fard ma che è andata estinguendosi in pura gioia da quando Obama gli ha riconosciuto la forte leadership che ha nel nostro paese. Bravo Obama, gli hai tolto un peso dallo stomaco, non sai quanto ci tenesse alla tua approvazione. Chissà quanto è costato a Berlusconi mantenere un profilo così equilibrato, non cedere alla sua natura istrionica, comportarsi insomma come una persona normale. Sicuramente adesso alla prima provocazione regredirà all’età della pietra ma è comunque bello sapere che all’occorrenza ne è capace. Ci vorrebbero scandali sessuali e domande indigeste per un paio di mesi ogni volta che va all’estero. Lui si controllerebbe di più e i suoi pari lo accoglierebbero con mille carinerie per non turbare il precario equilibrio.
Le televisioni hanno fatto del loro meglio per celebrare l’evento. Nei resoconti giornalistici era tutto un fiorire di “momenti storici” e “strette di mano memorabili”. Anche fattivamente pare siano stati raggiunti risultati incredibili che nessuno si aspettava alla vigilia. Cose pazzesche tipo la condanna del regime di Teheran, accordi sul clima da qui al 2050 (bisogna ricordarsi di dirlo ai nipotini!), una severa presa di distanza dai paradisi fiscali e una carta di principi per disciplinare i mercati finanziari, e al terzo giorno, dulcis in fundo, la promessa di una pioggia di miliardi sui bambini affamati africani, tanto belli quando sorridono quanto inguardabili quando piangono con le loro pance gonfie e le mosche che gli svolazzano nel naso. Un’estasi insomma, da rimanere senza parole. Certo, se poi vai a guardare, vedi che sono tutte linee di principio, che non si parla mai di come e quando, tutta roba che verrà riconsiderata in futuro, a Pittsburgh a settembre o in altri luoghi e tempi. E neanche mancano i disfattisti antipatici come Jeremy Rifkin che dice che non si è concluso niente di concreto, o il premio nobel per la letteratura nigeriano Wole Soyinka che auspica un cambio di mentalità nei confronti dell’Africa e non solo elemosine, o ancora Bob Geldoff che sulla Stampa si chiede se gli aiuti promessi saranno pagati con i soldi già dovuti degli anni precedenti e come possa fare l’Italia che ha ridotto di 411 milioni il suo fondo dedicato. Senza contare che una parolina sui massacri degli uiguri in Cina si poteva anche dire.
Ma questi sono dettagli fastidiosi e inopportuni mentre io di questo G8 voglio conservare un’immagine celestiale e confortante.
P.s. Silvio goditela finchè dura.



