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Rifiuti -

11/07/09

Un G8 da favola!

Records, successi e miracoli. Ed un risultato personale luminoso per B., senza crepe e senza sbavature. Nessuna scossa tellurica, giudiziaria o gossippara ha intaccato la superficie levigata dello show. Ognuno ha fatto la sua parte in maniera impeccabile: l’eccellente padrone di casa, l’ospite d’onore generoso e riconoscente, i comprimari che sanno stare al loro posto. E ancora: i giornalisti che fanno domande pertinenti e si compiacciono, i cittadini dell’Aquila che accolgono con un sorriso gli ospiti stranieri e persino i no global venuti in pochi e e di buone maniere. C’era tutto quel che serviva per rendere l’evento indimenticabile e perfetto. Perché tale è apparso essere lo scopo prioritario da parte di ciascuno. La familiarità tra i grandi e la loro commozione davanti alla distruzione. Le montagne finte e le macerie vere, seppur rimaneggiate a scopi televisivi. E poi regali belli e costosi, mica le solite tartarughine e farfalle. La cura dei particolari come le misure personalizzate del corredo da bagno (che meraviglia!) o le borse di lusso autenticamente equosolidali per le first ladies, che si sa che le donne a queste cose ci tengono. E Berlusconi? Il migliore di tutti. Non una parola fuori posto, nessuna gaffe o battuta da caserma, nessun gestaccio o urlo sguaiato. Solo un’impressione di nervosismo sotto la maschera di fard ma che è andata estinguendosi in pura gioia da quando Obama gli ha riconosciuto la forte leadership che ha nel nostro paese. Bravo Obama, gli hai tolto un peso dallo stomaco, non sai quanto ci tenesse alla tua approvazione. Chissà quanto è costato a Berlusconi mantenere un profilo così equilibrato, non cedere alla sua natura istrionica, comportarsi insomma come una persona normale. Sicuramente adesso alla prima provocazione regredirà all’età della pietra ma è comunque bello sapere che all’occorrenza ne è capace. Ci vorrebbero scandali sessuali e domande indigeste per un paio di mesi ogni volta che va all’estero. Lui si controllerebbe di più e i suoi pari lo accoglierebbero con mille carinerie per non turbare il precario equilibrio. 

Le televisioni hanno fatto del loro meglio per celebrare l’evento. Nei resoconti giornalistici era tutto un fiorire di “momenti storici” e “strette di mano memorabili”. Anche fattivamente pare siano stati raggiunti risultati incredibili che nessuno si aspettava alla vigilia. Cose pazzesche tipo la condanna del regime di Teheran, accordi sul clima da qui al 2050 (bisogna ricordarsi di dirlo ai nipotini!), una severa presa di distanza dai paradisi fiscali e una carta di principi per disciplinare i mercati finanziari, e al terzo giorno, dulcis in fundo, la promessa di una pioggia di miliardi sui bambini affamati africani, tanto belli quando sorridono quanto inguardabili quando piangono con le loro pance gonfie e le mosche che gli svolazzano nel naso. Un’estasi insomma, da rimanere senza parole. Certo, se poi vai a guardare, vedi che sono tutte linee di principio, che non si parla mai di come e quando, tutta roba che verrà riconsiderata in futuro, a Pittsburgh a settembre o in altri luoghi e tempi. E neanche mancano i disfattisti antipatici come Jeremy Rifkin che dice che non si è concluso niente di concreto, o il premio nobel per la letteratura nigeriano Wole Soyinka che auspica un cambio di mentalità nei confronti dell’Africa e non solo elemosine, o ancora Bob Geldoff che sulla Stampa si chiede se gli aiuti promessi saranno pagati con i soldi già dovuti degli anni precedenti e come possa fare l’Italia che ha ridotto di 411 milioni il suo fondo dedicato. Senza contare che una parolina sui massacri degli uiguri in Cina si poteva anche dire.

Ma questi sono dettagli fastidiosi e inopportuni mentre io di questo G8 voglio conservare un’immagine celestiale e confortante.

 

P.s. Silvio goditela finchè dura.

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09/07/09

La badante

Ieri ero a passeggio quando a un certo punto mi sento chiamare dall’altra parte della strada, “Ehi, signore”. Mi volto e tra le macchine che sfrecciano vedo una ragazza che gesticola e parla. Vicino a lei c’è una vecchina su una sedia a rotelle. Faccio segno che non la sento per il troppo traffico e mi appresto a continuare ma quella insiste e allora attraverso. “Tu mi dai una mano con signora sì?”. L’anziana è minuta come una bambina ed ha un sorriso misterioso da Gioconda. Immagino che ci sarà da fare sollevamento pesi e acconsento a malincuore pensando alla mia schiena rotta. Mentre la ragazza robusta apre il portone io mi piazzo bene sulle gambe e cerco una presa sicura sulla sedia a rotelle che non faccia capottare la vecchietta. “No sedia, solo signora” e mentre lo dice l’ha già presa con le braccia sotto un’ascella e sotto il ginocchio sollevandola. Mi affretto ad afferrarla anch’io ma la ragazzona è già in movimento tirandosi dietro la signora a cui io mi attacco al volo. Saliamo due rampe di scale con la vecchina tutta sbilenca perché io sono in ritardo su tutti i movimenti della ragazza e più che tenerla sollevata mi ci aggrappo per non perdere il passo. Oltretutto mi pare che pesi come il piombo. Però continua a sorridere silenziosa e beata come fosse in poltrona. Provo ad intavolare un dialogo sperando che rallenti: “Ma quando – puff, pant -sei sola come – puff - fai?” e mentre lo dico m’immagino che non avrebbe problemi a caricarsela in spalle di traverso (e neanche la nonnina). “Oh, no problema io trovare sempre qualcuno”. Quando arriviamo sul pianerottolo c’è da fare una rotazione di 180° per poterla sistemare su di un’altra sedia a rotelle che sta lì pronta. Prima ancora di capire da che parte voglia girare, la ragazzona ha già impresso un deciso strattone che mi fa ruotare intorno alla vecchina - su cui serro la presa per non partire per la tangente – e in un secondo la piccola anziana che pesa come piombo è seduta comodamente al suo posto. Mentre riprendo fiato la ragazza scende di nuovo a ritirare l’altra carrozzella, torna su, apre la porta e spinge dentro la vecchietta che pare quasi sorrida del mio affanno e stupore. Le saluto ed esco in strada raddrizzandomi la schiena dolorante e mi viene solo da pensare: formidabile!

Morale, anzi domanda (soprattutto al ministro Maroni): ma se la ragazza robusta e gioviale la cacciamo come una delinquente, della vecchina che ne facciamo?

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07/07/09

Scenari possibili per il G8

È un G8 sempre più imprevedibile quello dell’Aquila. E non mi riferisco alla sua utilità intrinseca e alle eventuali decisioni importanti che potrebbero essere prese riguardo ai temi dibattuti anche se l’esperienza ci insegna che ultimamente queste riunioni di “grandi della terra” siano risultate piuttosto sterili. Non parlo della sostanza, che comunque ne consegue, ma della presentazione, della forma e del tono che potrà avere come vetrina internazionale di qualche serietà o di una farsa in salsa italiana sul palcoscenico del mondo. Mantenendo un po’ di ottimismo istituzionale, vediamo quali possibilità ci sono che si verifichi il migliore dei casi ossia che tutto vada bene. È l’ipotesi meno probabile ma nella vita si sa mai.

Innanzitutto il terremoto latente rimane tale, e se proprio si dovesse fare sentire che non superi i quattro gradi Richter stabiliti come soglia di sicurezza per l’evacuazione di tutta la carovana. In tal caso assisteremmo ad una caotica transumanza in stile si salvi chi può dal capoluogo abruzzese alla capitale semiparalizzata per l’invasione. Questo non dipende da nessuno se non dalla primitiva decisione piuttosto incosciente di aver voluto spostare il summit dalle acque cristalline della Maddalena all’Abruzzo disastrato. Ma tant’è, ormai è fatta. Poi ci sono i cittadini aquilani e la loro esasperazione crescente. Si limiteranno ad una presenza silenziosa ed obbediente manipolabile dalla propaganda di stato oppure vorranno uscire da quel ruolo di sudditi soprammobili e declamare a piena voce i propri diritti e la preoccupazione per un futuro incerto? Si mostreranno fiduciosi nell’azione di governo o esprimeranno la loro delusione e frustrazione per tutto ciò che non si sta facendo? Sicuramente saranno dignitosi ma la dignità di una persona può rivelarsi molto indigesta per chi sceglie di farsene beffe.

Che altro? Il cosiddetto Barigate ovviamente con tutti gli annessi e connessi. A cominciare dai giudici che hanno certo un sacco di roba che gli bolle in pentola. Rispetteranno l’auspicata tregua del Presidente Napoletano o sceglieranno di fare il loro mestiere comunque? Quella del capo dello stato è una richiesta legittima anche se discutibile, è comprensibile che egli si preoccupi dell’immagine del paese ma non è forse ridicolo nascondere lo sporco sotto il tappeto quando arrivano gli ospiti soprattutto se il tappeto non è abbastanza grande da coprirne gli enormi quantitativi?  Non sarebbe un allegro segreto di Pulcinella che tutti conoscono? Questi interrogativi ci portano al fattore umano più incerto: i famigerati giornalisti della stampa estera. Nel migliore dei casi siederanno composti a fare domande sugli esiti degli incontri. Improbabile? Direi di si, soprattutto viste le dichiarazioni di intenti di questi giorni. E gli insulti che B. rivolge loro quotidianamente non sono di sicuro propedeutici a pacifiche conferenze stampa. Il dibattersi del Nostro non farà che aumentare l’acquolina in bocca ai segugi stranieri che di certo non perderanno l’occasione di rivolgergli quei quesiti a cui finora non è stata data risposta adeguata. Senza condiscendenza. Saranno conferenze senz’altro spassose.

I vescovi, la Chiesa. A giudicare dalle parole di ieri di Monsignor Crociata (certo che un nome così per un vescovo..!), segretario generale della Cei, parole serie e dure contro il libertinaggio immorale, si direbbe che la Chiesa persegua la strada ormai intrapresa da molti suoi rappresentanti di denunciare i comportamenti di degrado morale che B. ha riportato in auge. D’altronde non possono fare altro se vogliono salvare un po’ di credibilità cattolica. No mi sembra che B. possa aspettarsi particolari aiuti da quella parte e fossi in lui non insisterei a chiedere un’udienza assolutoria con il Papa. Può solo sperare che anche loro tacciano per qualche giorno.

Su tutto ciò mettiamoci ancora i vari No global, Disobbedienti, Movimenti vari e Black Block assortiti ovvero tutti coloro che vorranno partecipare senza essere invitati, con relativi problemi di ordine pubblico, e questo G8 rischia seriamente di diventare un G7 e mezzo come preconizzato dall’Espresso in copertina. Un summit dove si parlerà più di Murdoch e Zappadu che non di Obama e di Africa. E in cui Berlusconi verrà ricordato, come gli ha suggerito Bob Geldof, come “Mister 3%” (riferito alla minima parte di promesse mantenute da B. per gli aiuti al Terzo Mondo).

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23/06/09

I puttanieri

Silvio e Otis non si conoscono, non potrebbero. Uno è l’anziano capo del governo che guida la nazione, l’altro è un mio collega e l’unica cosa che guida è il furgone con cui svuota i bidoni della spazzatura. Nonostante l’età Silvio è molto attivo, dorme poco e lavora molto, ha i capelli ogni giorno più folti e la favella sciolta. Riscuote molto successo sia con gli uomini che con le donne. Otis è più giovane e ha una faccia che sembra Dumbo, occhioni teneri e orecchie a sventola. In testa ha quattro capelli, parla poco e quando lo fa balbetta. È simpatico a tutti ma non si può proprio dire sia uno di successo. Gli piace oziare e andare a donne, quando ne vuole una la paga. Anche Silvio paga le donne ed è solito regalare ciondoli fatti in serie e soggiorni nelle belle case di proprietà. Ha uomini fidati che gli organizzano festini e che gli portano le ragazze direttamente a casa sua, preferibilmente italiane e dell’Europa dell’est, giovani e giovanissime. Ama farsi chiamare papi e raccontare loro barzellette. È molto ricco e volendo potrebbe averne grossi quantitativi. Otis le sue le va a cercare nelle strade di campagna, ragazze nere e qualche bianca. Ne conosce la dislocazione sul territorio e molte le conosce per nome. Ci chiacchiera e tira sempre sul prezzo e loro a volte gli fanno dei forfait settimanali. Una volta trovò uno scatolone di preservativi scaduti vicino ad un cassonetto, ne regalò un po’ a noi colleghi e con il resto ci pagò le puttane per sei mesi. Silvio paga in contanti e ti fa fare la spesa al supermercato ma può anche premiarti con una candidatura o con un lavoro in televisione. Inoltre ti allieta le serate con la musica dal vivo e ti fa conoscere i suoi amici incanutiti. Ti scorrazza su motoscafi, elicotteri e pure sugli aerei di stato che intanto nessuno gli dice niente. Se lo fotografano e lo scoprono lui si arrabbia moltissimo, nega di essere un depravato e minaccia tutti servendosi dei mezzi a sua disposizione, incluse le procure le televisioni e il parlamento. Impone ai tg nazionali – ma non è che trovi grande resistenza! – il silenzio su tutta la vicenda o al limite la derubricazione a insignificante pettegolezzo. I suoi uomini più fidati infatti lo considerano un semplice utilizzatore finale e non un puttaniere. Otis va a puttane regolarmente e non lo nasconde. Parla delle ragazze come fossero persone e non l’ho mai sentito dire una parola becera su di loro. Alcuni mesi fa il caposervizio lo sorprese durante il turno di lavoro mentre contrattava con una prostituta. Lui provò a negare ma poi ammise tutto con un sorriso, anche perché non poteva comprarsi il direttore e la notizia era circolata liberamente.

Silvio dice di intendersi di spazzatura mentre Otis mostra di avere le qualità per governare un paese, a parte essere troppo trasparente e dignitoso. Proporrei quindi uno scambio di ruoli così che anche noi spazzini di Ivrea – unici in Italia a non avere donne in organico – potremmo godere della lieta presenza delle amiche di Silvio. Otis infatti non condividerebbe mai niente con noi, è più tirchio e non dispone di tutti quei quantitativi.

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05/06/09

Il senso del ridicolo che non c'è

I terremotati chiedono case e lui gli offre crociere. La stampa internazionale di ogni orientamento politico (soprattutto conservatori però) ride di noi ogni giorno di più e lui dice che è un complotto dei giornali di sinistra italiani. Il capo dello stato mette in guardia da derive autoritarie e dal denigrare il parlamento e lui dice che non parlava del centrodestra e che, anzi, sono sulla stessa linea. La crisi imperversa, milioni di italiani la sentono addosso ma lui è lì che ripete da tempo immemore – pare addirittura da prima che iniziasse – che “il peggio” è ormai passato. C’è chi non sa più come campare e lui gli dice di sorridere e andare a fare la spesa. Il governatore Draghi fa una relazione drastica sulle previsioni dell’occupazione e sulle scarse contromisure del governo e loro dicono che sono in completa sintonia. Le foto dell’operatore sardo vengono sequestrate a tempo di record ma lui dice che sarebbero perfettamente pubblicabili. Si rifiuta di rispondere alle domande legittime poste da vari interlocutori opponendo un diritto alla privacy che un capo di governo non si può permettere. Lo indagano per i voli di stato su cui carica amici e cantanti e lui risponde che sono solo meschinità. Racconta palle a tutto andare e guai a chi glielo fa notare.

I ministri di Gordon Brown si dimettono per quisquilie e rischiano di far cadere il governo mentre da noi ci si fa una grassa risata. Le vignette e le copertine di giornali che girano di questi tempi in Europa sarebbero un mandato di cattura per l’editore che osasse pubblicarle qui da noi. Il problema non è se si è trombato o meno una minorenne, per quello dovrebbe esserci la legge. Il problema è che l’uomo più potente d’Italia si comporta come fosse il dittatore dell’Uzbekistan.  “Ora parlo io!”, “Non mollo!”, non devono neanche dirti chi è l’ospite che basta il titolo della trasmissione per capirlo. La gente d’Abruzzo comincia a preoccuparsi e manifesta ma per loro è più facile con le rovine dell’Aquila immobili davanti agli occhi e un G8 dietro l’angolo. Il resto del paese è nella bambagia e ride solo quando non è il caso.

 

P.s. sulla crisi però ha ragione lui, prima o poi passerà e lui ci dirà: “Ve lo avevo detto! Disfattisti!”

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28/05/09

il Satrapo

Prima le veline candidate, poi Veronica, Noemi e da ultimo Mills. Non è un buon periodo per Berlusconi. In queste vicende c’è un lato comico e uno che comico non lo è. Vederlo arrabattarsi nelle continue disgrazie che si tira addosso da solo è un po’ ritrovare l’uomo che conosciamo e preferiamo. Altro che statista, padre della patria, salvatore di terremotati. Non era passata una settimana dalla festa della sua giovane amica napoletana che già si entrava in un altro capitolo della saga. “Andrò in parlamento a dire cosa penso di certa magistratura!” diceva all’indomani della sentenza per corruzione dell’avvocato inglese suo fiduciario. Ma noi tutti lo sappiamo già, ce lo dice da quindici anni cosa pensa dei giudici che invariabilmente lo trovano colpevole, salvo poi assolverlo perché il reato è caduto in prescrizione (anche nel caso Mills gli avvocati del premier devono tenere duro solo un anno dopodiché i termini saranno scaduti). Più ostica si sta rivelando per lui la pratica Noemi. Qui Berlusconi sta scivolando ogni giorno di più in un vortice invischiante. Che fosse un bugiardo patentato si sapeva, un individualista capace di occuparsi solo di se stesso pure. Anche che da perfetto impotente settantenne amasse circondarsi di tutti quei simboli che inneggiano alla vitalità e cioè belle donne, battutacce e goliardate varie. Ma l’immagine che ne viene fuori in questi giorni di satrapo corruttore di minorenni  è inedita. Dal giovanilismo si passa alla malattia.  Era stata Veronica a metterci in guardia e confesso che subito mi era sembrata un po’ esagerata. Ma da quando sono usciti i particolari sulla “faccia d’angelo” e la “purezza” di Noemi ho capito che le indicazioni della moglie sono semmai sottotono. Quest’uomo sa veramente di marcio. Ogni giorno fa uscire una versione nuova di “verità” ad opera dei comprimari sballottati di questa vicenda  e più si dimena più affonda. L’unica cosa chiara è che la menzogna e i soldi sono i mezzi abituali con cui è solito uscire dagli impicci anche se questa volta le sue abitudini sembrano rivoltarglisi contro. Non gliene va più bene una. La stampa internazionale lo incalza, i vescovi gli danno addosso (quant’è lontana l’immagine tutta casa e famiglia che ci aveva fatto pervenire ai tempi della discesa in campo sotto forma di book patinato!), persino i tifosi del Milan ce l’hanno con lui. Per non parlare di Mentana che ha vinto la causa contro Mediaset e va reintegrato a Matrix con tanto di scuse e indennizzo.

È meno divertente vederlo in conferenza stampa, con le vene del collo gonfie, che tuona contro l’inutilità del Parlamento, che minaccia la libertà di stampa, che chiede più poteri per sé. “Estraneo alla democrazia” lo definì Nanni Moretti con semplice efficacia. Ed è un Corruttore, non solo nel senso pecuniario di Mills ma in quello ben più vasto di anime, di società, di costumi. Eccolo l’uomo più potente d’Italia. “Siete tutti invidiosi!” Ma di che, signor Presidente del Consiglio?

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17/05/09

rientro al lavoro

Sono tornato al lavoro dopo cinque mesi di mutua. Le due ernie al disco sono ancora lì ma va un po’ meglio. Mi hanno spostato nel settore spazzamento, quello degli acciaccati, ormai il più numeroso. Ora non salgo e scendo più dal furgone ogni venti metri per attaccare bidoni o raccogliere sacchetti. Vado a piedi per le vie del centro con paletta e scopa e tiro su cartacce e cicche di sigaretta, soprattutto cicche. Riposante, un buon lavoro per uno con la schiena rotta che non può più piegarsi, torcersi o alzare pesi. I colleghi mi hanno fatto un po’ di festa e qualche battuta sull’essermela presa comoda. I primi giorni, quando non si era ancora deciso dove piazzarmi, quelli con cui ho lavorato sono stati gentili e non mi facevano fare niente. C’è stato tempo di chiacchierare. Mi hanno detto che hanno cominciato a farci i test antialcol seriamente. Non a tutti e non a estrazione - come dovrebbe essere – ma con i nominativi scelti dai capiservizio. Ovviamente non sono andati a pescare i loro amici e sodali ma altri, con l’aggiunta di due o tre che tutti sappiamo essere astemi. Luis e Roby sono risultati positivi, 1,4 il primo (piuttosto alticcio) e 0,3 il secondo (un bicchiere di vino a pranzo). Gli hanno dato quattro giorni di sospensione, niente paga e tutta la produttività annuale – più o meno mille euro – andata. Gli ho detto che non mi pare regolare, date le conseguenze, il metodo di scelta. È arbitrario, sa tanto di discriminazione sul lavoro. Mi hanno risposto che intanto quei due sono ubriaconi e comunque chi se ne frega. Neanche Roby reagisce, non capisce che dovrebbe avere le stesse possibilità di essere preso in fallo di tutti quanti e che non dovrebbe essere alla mercé del giudizio di una persona a cui lui è antipatico. “E cosa avrei dovuto fare?”. Ma, non so, opporti, aprire bocca, informarti sulla legge, fargli causa. Sbraitare, farti sentire. Vedi tu.

Mi hanno anche detto che ad una decina di noi  sono stati dati dei soldi in più in busta paga, una sorta di premio che non si capisce in base a quale criterio sia stato deciso. Su questo argomento sono tutti più sensibili e se ne lamentano appassionatamente. Si ripromettono che in futuro non saranno più collaborativi e che al caposervizio che gli richiederà una disponibilità extra risponderanno di andarla a chiedere a quegli altri beneficiati. Basta poco a seminare zizzania e a creare disagio. Divide et impera! dicevano gli antichi romani.

L’altro giorno si sono riuniti i rappresentanti sindacali aziendali, la direzione e il medico competente. Tutti insieme hanno deciso di estendere il test antidroga, destinato per legge alle patenti C e superiori, anche alle patenti B. Ho passato gli ultimi giorni a cercare i testi delle leggi su internet e da quel che ho visto non c’è nulla di ambiguo, le mansioni e i casi in cui è lecito ricorrere al test sono ben definite. Fare diversamente sarebbe illegale. Ho cercato di parlarne con qualche collega ma sembra di dover risvegliare un orso dal letargo. Eppure dovrebbe interessarli. Ad alcuni in maniera specifica perché prendono antidepressivi e altri farmaci (inclusi antidolorifici alla codeina – un derivato della morfina), due o tre bevono metadone e qualcun altro ogni tanto una canna se la fa. Le conseguenze sono la sospensione dalle mansioni, percorsi di recupero(?!) al sert, esami continui. Non è roba da niente, ce n’è abbastanza per rovinarti l’esistenza. Ai restanti “sani” dovrebbe interessarli per principio perché quando un’azienda comincia a fare troppo come vuole, ti esclude sempre più dal gioco fino a ridurti a non avere più voce in capitolo, anche su altri temi che ti potranno toccare di più come la sicurezza sul lavoro (quella vera!) o l’assegnazione delle ferie. Invece il nulla, rassegnati al volere divino. Oppure conniventi. Ho detto ai rappresentanti sindacali che devono indire una riunione per informare tutti noi ufficialmente della cosa (neanche quello ritengono di dover fare, finora solo voci sotto banco) e che bisogna verificare la legalità di un tale provvedimento. Insomma, valutare un po’ tutto questo andazzo. Parlare. Non so se lo faranno.

CATEGORIE: lavoro

16/05/09

Guardia Nazionale Italiana

Ho letto ieri sulla Stampa che esiste un corpo di volontari paramilitare che si appresta a  svolgere servizio di ronda. Cominceranno da Torino e Ivrea (roba da matti, aspetto di vederli) per poi estendersi al resto del paese. Nella foto c’è uno di loro con la divisa grigio chiara e due occhi azzurri poco raccomandabili. Viene da rimpiangere i giovanotti con la camicia verde che sembrano sempre sul punto di tirare fuori panino imbottito e fiasco di vino. Questi no, non sono da scampagnata. Almeno così la pensa la Procura della Repubblica di Torino che, dice l’articolo, ha aperto un fascicolo su di loro affidandone le indagini alla Digos. Occhi azzurri è ripreso davanti a uno sfondo bruno dove spiccano due aquile imperiali dorate. Sulla divisa ancora aquile, stemmi e fregi. Una bandoliera gli attraversa il petto e si congiunge a un cinturone di pelle, sul braccio ha una fascia nera con un simbolo di sapore celtico. Sembra uscito da uno di quei film dove si parafrasa il nazismo senza menzionarlo direttamente. In dotazione hanno anche elmetti, anfibi e torce elettriche che paiono manganelli. Non è per niente rassicurante. Sono andato a vedere il loro sito dove si parla di difesa delle tradizioni e della “cultura italiana”. Si nomina spesso l’Impero Romano e si fa appello ai veri Italiani Nazionalisti e Patrioti. Ci tengono a distinguersi dai mattacchioni della Lega che, giocando alla secessione, non possono ritenersi tali. Il loro motto è “Per servirvi e proteggervi” (ma chi ve lo ha chiesto!?). Sono quasi tutti ex militari e le adesioni, per ora, arrivano tutte da ambienti parapolitici di destra. Li comanda un ex colonnello dei carabinieri incapace di starsene con le mani in mano, nell’intervista trasuda ansia di agire e di rimettere le cose a posto. Di sé dice che non frequenta night e non gioca a carte. Integro e tutto di un pezzo. Frustrato, più che altro.  Ha avuto dei guai giudiziari ed è stato arrestato dai suoi ex colleghi. Ora da l’idea di un uomo in cerca di un’occasione che lo riscatti. Si chiama Augusto Calzetta ed è facile supporre che fin dalle elementari i suoi detrattori lo soprannominassero “Mezza”.

Sono in attesa della pubblicazione del decreto legge governativo sulla gazzetta ufficiale per diventare formalmente operativi.

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07/05/09

Islam - Vaticano 1 a 0

Ieri su Repubblica la lettera di una lettrice affrontava il divieto della Chiesa a praticare l’aborto anche per le donne vittime di violenza. Divieto esteso non solo all’intervento chirurgico ma persino all’utilizzo della pillola del giorno dopo, che, si ricordava, non è un farmaco abortivo ma un semplice anticoncezionale essendo la sua funzione quella di impedire il congiungimento di spermatozoo e ovulo. Penso che la signora fosse cattolica perché il suo non era un attacco fremente ma l’espressione di uno sconcerto davanti alla poca sensibilità del Vaticano nei confronti di chi aveva già tanto sofferto. Poi passo dal bar e leggo La Stampa: “Lecito l’aborto dopo lo stupro”. Che abbiano cambiato idea? Per nulla, la notizia non è di origine domestica ma proviene dall’Egitto. Dice che una delle massime autorità islamiche ha emesso una fatwa (parola tra l’altro che significa legge e non condanna come pensavo io dai tempi di Rushdie, equivalente a una sentenza di cassazione), una fatwa, dicevo, che permette l’interruzione di gravidanza – e pure la pillola del giorno dopo – nei casi di violenza sessuale. Le motivazioni addotte, spogliate del contesto mussulmano, sono riassumibili nel non rovinare la vita alla vittima di violenza, ovvero permetterle, per quanto possibile, di riprendere un normale corso di vita. Insomma, quello stesso interesse per la persona che il Vaticano non tiene in nessun conto. Interpellato sul tema, l’alto prelato mandato a far fronte a questa grana risponde che si tratta solo di un’opinione personale, che l’unica differenza tra l’Islam e la Chiesa cattolica – e qui pare di sentirlo molto fiero – è che loro parlano a più voci mentre il Vaticano si esprime con una sola voce. Appunto, medievale e monolitico. Verrebbe quasi da ridere se non l’avessimo a svolazzarci sul capo.

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26/04/09

Festa della Libertà!

E così finalmente il Paese è riunito. Tutti oggi in Italia riconoscono il valore della Resistenza e il contributo dato alla Liberazione da coloro che vi parteciparono. Ora che siamo tutti antifascisti, nuovi orizzonti di collaborazione tra le forze politiche si aprono per il futuro. E tutto ciò l’ha ottenuto in una botta sola B. con il suo discorso istituzionale e saggio. Ancora una volta l’uomo ha avuto fiuto e perseveranza e ha avuto successo. Tanto da proporre addirittura di cambiare il nome in Festa della Libertà. "Liberazione" ha un significato troppo specifico (ce l’ha apposta), meglio un concetto più vago e più in voga. Così dopo il Partito, il Popolo, la tv e i circoli, ora abbiamo anche la Festa. Quanta Libertà in questo Paese! A parte che è come se il PD proponesse di chiamarla festa democratica, non è detto che quello sia il nomignolo definitivo. Vedrei in effetti bene un’ulteriore evoluzione in Festa Azzurra e un assestamento finale in Sagra del Belpaese, con salsicce e giochi a premi.

Comunque, sull’intervento niente da dire. Discorso e fazzoletto alpino al collo sembravano autentici e tutti gli riconoscono il merito di questa riunificazione. Benché se ne fosse tenuto lontano da anni, quando ha deciso di scendere in campo l’ha fatto da par suo, entrando nella parte come se ci fosse sempre stato. L’unico dubbio è: ma le parole di chi è abituato a dirne in libertà (anche qui!), a dire tutto e il suo contrario, che peso possono avere?

Dopo il terremoto di Abruzzo anche il 25 aprile è stato assimilato. Ancora una volta è emersa la sua abitudine a fagocitare tutto quel che tocca, ad indurre una metamorfosi nella cosa affinché gli rassomigli, per farla propria. È incapace di aderire semplicemente, se partecipa al gioco allora tutto dev’essere riprogrammato sul suo dna. Politica, giustizia, relazioni internazionali, catastrofi nazionali. Il marchio del Biscione è ovunque. È il suo metodo e lo applica bene: stiamo tutti a ruota di quest’uomo! In Messico tutto è “Revolucionario”, a Cuba “Rebelde”, da noi c’è “Libertà!”. E allora? Allora niente, pure assonanze cognitive.

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